24/07/2008
Alchimia

Se c'è non ti abbandona. E nemmeno il tempo ce la fa a renderla più flebile. L'alchimia rimane lì, come la "mamma" sul fondale della bottiglia d'aceto buono. Puoi lasciarla chiusa tre secoli, poi basta aggiungerci un pò di vino e puoi fare di nuovo l'aceto. Una ricetta infinita. Non muore mai. Proprio come succede a Ginevra e Leonardo. Londra li ha divisi, li ha tenuti lontani ma è bastato qualche momento insieme e tutto è tornato come qualche mese prima. La stessa sensazione di conoscenza profonda, quel capirsi all'istante, il volersi infinito. Leonardo aveva il terrore che lei potesse essere cambiata, era convinto di trovarsi davanti una persona diversa. Estranea. L'aveva pure avvertita, toccando la sua pelle, quell'estraneità. Ma era solo la sua paura che qualcosa fosse cambiato, di non trovare quella purezza nel suo sguardo, di non potere più leggerci dentro con naturalezza. Paura che tutto diventasse, all'improvviso, difficile. Ma quando ha incontrato di nuovo il mare malinconico negli occhi di Ginevra misto a quella dolcezza infantile ha sentito che lei era lì, che c'era sempre stata.
Ginevra lo abbraccia prendendolo da dietro, avvicinando le labbra morbide al suo collo mentre lui è seduto al tavolo di cucina di fronte ad una tazza di caffè ed il giornale alla sua sinistra. Chiude gli occhi per gustarsi quell'attimo mentre getta la testa all'indietro per cercare quelle labbra, per prenderle e farle di nuovo sue. Per sentire se hanno lo stesso sapore. La stessa passione sconfinata, se parlano la stessa lingua. Quanti se ci sono in una storia? Quanti punti interrogativi continui. Quanta voglia di risposte, di conferme.
"Sono in bilico su di te, biondina. Promettimi che non mi farai cadere...".
"Prometto che se cadrai, ci sarà una rete che ti salverà...".
"Non cadrò, Ginevra".
"Non se camminerai a piedi nudi sul filo che ti tiene in bilico. Ti aiuterà a sentire cosa avviene sotto di te. Così sarà più difficile fare passi falsi". Lei gli sussurra quelle tre frasi nell'orecchio destro e mentre pronuncia ogni parola le labbra sfiorano quasi impercettibili il lobo di Leonardo facendolo sobbalzare.
Ginevra lo fa impazzire quando fa così. E fa entrare piano le parole dentro al suo orecchio. Lo penetrano come se facessero l'amore. Sinuose e maliarde. Irresistibili. Lui libera il respiro e socchiude la bocca, le mani ciondolano nel vuoto come se si lasciasse andare lento. Come quando al mare getti le braccia all'indietro e di tuffi di schiena, lasciando che l'acqua ti attraversi la pelle.
"Quanto ti ho desiderata...". Lo dice leggero, cosi che le parole sfumino nell'aria, riaprendo gli occhi. Afferrando Ginevra con uno scatto felino. "Quante volte di notte ho fatto scorrere la mano lungo le lenzuola e ti ho cercata...e di giorno mi sono sentito solo senza il tuo disordine...".
Lei gira la sedia e rimane in piedi di fronte a Leonardo. Lo guarda dall'alto. "Anche io ti ho cercato. Di notte ho chiuso gli occhi provando a rivederti. Li stringevo per sentire le tue mani. Mi sono mancate. Come gli abbracci e le carezze prima di addormentarmi. Quando nel letto mi giravo su un fianco e tu mi abbracciavi da dietro, posando il tuo volto sulla mia schiena, a metà tra la nuca e le spalle e passavi le mani, sul profilo del mio corpo fino a che non mi addormentavo. Ho chiuso mille volte gli occhi cercandoti Leonardo ma alla fine eravamo solo io. E una lacrima.".
La afferra di nuovo, prepotente. Le stringe la vita e la avvicina a sè. Se ne sta seduto appoggiando la testa sulla pancia di Ginevra, ancora in piedi, davanti a lui. La abbraccia forte, strusciando le gote sulla pelle che rimane scoperta dalla maglietta corta.
"Sono qua...non ti lascio più".
Lo guarda e non risponde. Non ci crede a quelle parole. Ginevra sa che tra qualche giorno lui ripartirà, il suo lavoro l'aspetta e non c'è molto altro da fare se non aspettare.
"Cos'hai?" - le chiede notando lo sguardo improvvisamente assente di Ginevra.
Ma stavolta non usa parole per rispondere. Si infila a cavalcioni sulla sedia, sopra di lui gettandogli le braccia al collo, in silenzio. Vuole solo che senta la bocca salire e scendere sul volto, sul collo fino a trovare le sue labbra. Respirare i suoi capelli, sussurrargli l'infinito nelle orecchie, fargli perdere ogni pensiero di ragione. Amarlo. Come voleva fare da mesi. Come aveva desiderato nei giorni, nelle notti, negli interminabili istanti che li avevano visti troppo lontani. Le parole si sono già perse nel tempo che se ne va mentre quella magica sensazione che si risveglia improvvisa ogni volta che i loro occhi si incrociano rimane lì. Pronta a farsi sentire. Tra i baci e le mani ansiose, tra quel desiderio di sentire la pelle di Leonardo stretta alla sua e vivere dei suoi respiri, tremare sotto le carezze delle sue mani. "Ho voglia di addormentarmi con te..." - le dice Leonardo, con quella voglia di intimità profonda che cala nella notte e lascia la stanza al buio. Illuminata solo dal desiderio che arde come arbusti di legna sotto un fuoco inesauribile, alimentato da un alchimia che non conosce sonno, che non si spenge con l'arrivo del giorno. Si insinua tra i baci e la ritrovi negli sguardi, nelle mani che accarezzano i vestiti e si lasciano andare nella notte, tra il fresco delle lenzuola che profumano di nuovo, ancora distese. Pozione micidiale per un amore che si nutre di sogni e si disseta con cascate di acqua fresca sui corpi nudi, agitati e poi inermi, pronti solo a lasciarsi andare per farsi prendere da un sentimento che ti violenta l'anima. E tu non puoi far altro che allargare le braccia e lasciare che ti faccia suo. Vittima e carnefice di quell'alchimia che è sale e zucchero della vita.
23:19
Scritto da: genevieve1975
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| Tag: leonardo, ginevra, a piedi nudi nell'amore, sogni, amore, desiderio, passione | OKNOtizie |
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Commenti
quello che scrivi è sempre molto appassionante ed emozionante ... ti leggo sempre molto volentieri ...
un soffice bacio di buona giornata ...
Scritto da: stefano | 25/07/2008
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